Minar Michele

nato a Luzianki, nella provincia di Nitra in Slovac­chia, il 23 novembre 1912; m. a Torino il 18 luglio 2011 a 98 anni di età e 73 di professione.


Il signor Minar, era nato a Luzianki, nella provincia di Nitra in Slovac­chia, il 23 novembre 1912 da Francesco e da Caterina Skorica.

All’età di 24 anni, entrò nel noviziato di Svaty Benedik (Slovacchia) che concluse il 31 luglio 1937 con la sua professione religiosa come salesiano coadiutore.

Dopo la professione rimase dapprima in quella casa come addetto alla agricoltura (1937-1938), venne poi trasferito alla casa di Zilina, con rincarico della portineria e della sacrestia e qui rimase per due anni (1938-1940).

Partì in seguito per l’Italia e fu destinato a Torino-Valdocco. Vi rimase per otto anni (1940-1948), con l’incarico di refettoriere e sacrestano.

Si aprì poi per lui l’esperienza missionaria, nello stato indiano dell’Assam, dove rimase per 19 anni, prima a Raliang (1948-1961) e poi a Nongpoh (1961- 1967). In entrambe le comunità esercitò il compito di factotum, secondo le varie necessità della casa e dei confratelli.

Ritornò in Italia e fu inviato nuovamente a Torino-Valdocco. Qui ebbe il compito di sacrestano, di varie incombenze, e infine di incaricato e custo­de delle Camerette di Don Bosco.

Quando per l’avanzare dell’età vennero meno la vista e l’udito, dovette lasciare questo incarico e incominciò a rendersi utile, anche se in forma li­mitata, per piccoli servizi, soprattutto con la cura delle varie piante all’in­terno della casa. Non possiamo dimenticare il suo prediletto vaso di orten­sie sul terrazzo vicino agli uffici dell’Economato! Non avendo più una buo­na vista, più volte il bagnare le piante diventava un… allagare i corridoi, tut­tavia non mollava l’incarico, tenace nelle sue idee, costante e fedele.

È vissuto sereno in comunità fino al momento del ricovero all’ospedale per un incidente occorsogli in casa. Passò gli ultimi giorni in mezzo ad ope­razioni chirurgiche e grandi sofferenze. La forte resistenza del suo fisico faceva sperare in una soluzione positiva, come in altre occasioni era già av­venuto, ma questa volta, sia per l’età, sia per l’indebolimento generale, no­nostante le cure dei medici, il cuore non resse.

Il signor Minar era felice e amava la vita: compiuti i 98 anni nel novem­bre dell’anno scorso, e ora quasi alla vigilia del 99° anno, già assaporava la gioia di poter raggiungere i 100 anni, e festeggiarli con tutta la comunità. Il Signore ha voluto diversamente, programmando per lui la festa in cielo!

Amava la sua patria di origine, la Slovacchia, ed era sempre una festa quan­do arrivavano confratelli e gruppi da quella nazione. Stava in mezzo a loro con gioia, e con gioia era accolto e cercato da tutti, anche dai più giovani, che trovavano in lui un punto simpatico di riferimento e di ricordi. Era bello e significativo vederlo accerchiato da giovani confratelli che lo ascolta­vano come un antico patriarca.

Di lui ricordiamo la presenza sempre in movimento per la casa, per il cor­tile, nelle diverse chiese, con il suo bastone, fedele compagno di viaggio. Bal­zava agli occhi di tutti il suo particolare amore alla preghiera. Era facile ve­derlo spesso inginocchiato a pregare nelle varie cappelle di Valdocco e in Basilica. Dio è stato sempre al centro dei suoi pensieri, delle sue azioni e conversazioni, come un compagno di vita, incontrato spesso attraverso una preghiera semplice e filiale.

L’Eucarestia, cercata e vissuta quotidianamente, ha modellato progres­sivamente il suo animo, le sue relazioni, la sua vita. Uomo di fede, dal ca­rattere forte, è stato solido sui grandi principi di vita cristiana e religiosa, con una profonda venerazione, un amore filiale per Don Bosco, per la Con­gregazione, per i superiori. Considerava anni di grazia gli anni trascorsi co­me custode delle Camerette di Don Bosco perché gli avevano permesso di sostare a lungo negli ambienti santificati dalla presenza del nostro amato Padre Don Bosco.

Aveva una sincera e profonda devozione alla Madonna. La corona del ro­sario era costantemente fra le sue mani. La recita quotidiana del rosario o di più rosari, fu per lui non solo un dovere, ma una necessità perché era l’in­contro quotidiano con la Madre celeste, l’occasione di pregare per tanta gente, per le vocazioni, per la sua terra.

Quando si credeva solo in chiesa, lo si sentiva chiaramente bisbigliare preghiere, e quando pregava in comunità la sua voce, quasi sempre fuori co­ro e fuori tono, rivelava il suo desiderio di partecipazione alla preghiera di tutti. Impeccabili erano le sue genuflessioni, nonostante l’età e gli acciac­chi. Era simpatico il suo accostare l’orecchio all’altoparlante della cappel­la per non perdere le parole della “buona sera”. Durante la sua malattia lo si è visto in una preghiera continua, che lo aiutava a sopportare la sofferenza. Era sempre riconoscente; negli ultimi giorni anche con gli infermieri parlava nella sua lingua slovacca, però, se si trattava di ringraziare, lo face­va sempre in italiano.

Nella sua lunga vita ha sviluppato quelle virtù già osservate ed espresse nel giudizio di ammissione ai secondi voti triennali: “pio, laborioso, osser­vante”, come pure a quelli perpetui: “buono, laborioso, esemplare”. In lui il lavoro e la temperanza hanno rafforzato la custodia del cuore e il dominio di sé e lo hanno aiutato a mantenersi sereno.

Non abbiamo trovato scritti nella sua camera, ma solo due piccoli fogliet­ti vergati di sua mano. Uno dice: “Lieto trascorra il giorno in umiltà e fer­vore, la luce della fede non conosca tramonto” e l’altro “Tenete alta la fiac­cola accesa della vostra vocazione”. Esprimono bene il programma di vita a cui il signor Michele è stato fedele.

Il signor Minar ci lascia una bella eredità: vivere serenamente e gioiosa­mente la propria vocazione; offrire la propria vita attraverso un lavoro as­siduo e generoso e la testimonianza di una vita povera, essenziale, austera e ricca di fedeltà. Fare la volontà di Dio, fino all’ultimo respiro, anche nel­la sofferenza e nella prova: questo è il suo messaggio.

Gli auguriamo il raggiungimento del giusto premio che il Signore dà ai servi fedeli, buoni e gioiosi e guardiamo a lui con simpatia e gratitudine, rac­cogliendo la sua testimonianza di vita. Maria Ausiliatrice, Don Bosco, tutti i Santi della nostra Famiglia e l’esempio di tanti confratelli, ci rendano for­ti nella fede, perseveranti nella carità, entusiasti della nostra vocazione. Co­me è stato il signor Michele.


Don Franco Lotto e Comunità “Maria Ausiliatrice”

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