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Dal Pozzolo Pio

n. a Monte di Malo (VI) il 27 febbraio 1925 – m. a Roma (UPS) il 15 aprile 2010 a 85 anni di età e 56 di professione religiosa.


Sesto di sette fratelli , nato a Monte di Malo in provincia di Vicenza il 27 febbraio 1925, giovane ancora conobbe i Salesiani ad Arborea in Sardegna dovesi era trasferita la sua famiglia per svolgere, come tante altre famiglie venete, il duro lavoro di coltivatori dei campi. L’ambiente di serena fraternità e di schietta amicizia incontrato all’oratorio salesiano di quella cittadina lo entusiasmò molto e ben presto si trovò giovane tra i giovani: di qui nacque la sua scelta vocazionale che non fu immediata, ma piacque subito ai genitori, i quali lo lasciarono libero di decidere. Avvenne così che nel 1953, a 28 anni, entrò nel Noviziato di Varazze che apparteneva all’Ispettoria Ligure-Toscana. Proprio allora cominciarono le prime difficoltà. Cresciuto in una famiglia di contadini, abituato ad un lavoro pesante spesso, ma ricompensato dall’abbondanza di tante cose che ora gli venivano a mancare, conobbe momenti di forte scoraggiamento specialmente quando, dopo la prima professione triennale, esercitò la sua attività di collaboratore ed assistente degli apprendisti dell’arte ortolana nella casa del Mandrione in Roma. Cullò anche il desiderio di ritornare tra i banchi di scuola per ottenere un diploma di Scuola Superiore, ma troppi anni erano trascorsi da quando aveva concluso il ciclo di scuola elementare. Prevalse però lo spirito di sacrificio e di profonda fede che lo distinse sempre nella vita di Salesiano. Dopo la professione perpetua, che emise a Lanuvio nel 1960, trascorse alcuni anni a Lanusei come provveditore ed autista, quindi, nel 1963, l’obbedienza lo volle come aiutante economo ed ortolano presso la casa di San Callisto in Roma, e per un triennio successivo nell’Istituto di Genzano con le stesse mansioni. Proprio in quegli anni iniziava in Roma l’attività del Pontificio Ateneo Salesiano, ove la sua attività di autista e giardiniere sarebbe diventata particolarmente preziosa, ed egli con la disponibilità e la serenità che sempre lo distinse accettò l’ultimo trasferimento. Quivi rimase fino alla conclusione della sua vita terrena.

Nota distintiva del sig. Pio fu certamente il suo tratto schietto e leale con tutti coloro che incontrava. Nella sua attività di giardiniere e anche di sagrestano negli ultimi anni cercava di assumere un contegno di severo censore verso chi non rispettava il suo campo, ma gli sfuggiva poi un’espressione schiettamente veneta che rappacificava anche l’animo più esacerbato. Svolgeva chiara opera evangelizzatrice quando collaborava come esperto in legatoria, dove esprimeva con animo aperto e sincero la sua fede semplice ma tenace. Sulla scia degli uomini sapienti e buoni, seppe dare risposta adeguata e precisa anche di fronte a necessità impreviste, offrendosi disponibile nell’accettare servizi anche umili e faticosi, realizzando il suo intervento con serena responsabilità. Nel periodo di tempo che trascorse presso il nostro Istituto al Mandrione, si alzava di buon mattino per recarsi in Via XXI Aprile col cavallo ed il carro donde riportare il necessario per nutrire gli animali: questi, a loro volta, avrebbero saziato i giovani affamati che colà vivevano.

È opinione comune che durante tutto il tempo trascorso presso questa Università Pontificia – e si tratta di 44 anni! – non abbia mai dichiarato che il lavoro era troppo pesante: ha solo fatto sapere che le forze gli venivano a mancare, ed ha eseguito quanto medici ed infermieri gli prescrivevano.

Religiosità e fiducioso abbandono in Dio del Sig. Pio

Un venerdì del tempo quaresimale, nonostante la precari età delle forze fisiche, chiese espressamente di portare la Croce durante il pio esercizio della Via Crucis, e confidava al confratello che gli stava accanto: “Sento che sarà l’ultima volta”. Poche settimane dopo diceva al Sig. Bertorello: “Per me è finita”. La sua può essere considerata una morte annunciata, una esistenza compiuta. Fu veramente esemplare il suo esercizio di sagrestano: si mostrò fedele ed esatto fino ai minuti particolari, curando ogni dettaglio. Di quante sante Messe ha reso possibile la celebrazione con la sua presenza attiva! La coroncina del santo Rosario era sempre nelle sue mani. Questa sua religiosità era pienamente conosciuta dai nipoti, i quali, nell’inviare gli auguri in occasione di feste natalizie o pasquali, non mancavano di scrivere: “Caro zio, ricordaci sempre nelle tue preghiere”. Fedele osservante del voto di povertà, non comperava nulla per sé: cercava piuttosto di sfruttare quello che era già servito ad altri. Il confratello che entrò nella sua stanza dopo la sua morte, ebbe a dichiarare di aver trovato solo pochi spiccioli avanzati da quello che l’economo gli aveva dato durante l’ultima gita comunitaria.

Il saluto dell’arrivederci

I funerali si svolsero nella mattinata del 17 marzo, nella Cappella della Comunità Gesù Maestro. Presiedeva la cerimonia funebre don Adriano Bregolin, Vicario del Rettor Maggiore, assistito da un gruppo di sacerdoti concelebranti, ed essendo presenti altri amici e conoscenti del caro estinto. Chi tenne l’omelia, interpretò il saluto sincero di tutta la sua comunità, con questa parole: “Arrivederci Pio. Ci lasci un esempio di integrità e robustezza spirituale… In te abbiamo visto incarnato lo spirito del religioso povero, allegro, determinato e coraggioso: Pio di nome e pio, cioè buono, nella vita”.

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