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2003 - ACG 382 - Domande sugli orientamenti, proposti dal Consigliere generale per la formazione circa la“Cura e promozione della vocazione del Salesiano Coadiutore”

 

 


Siamo in allarme rosso sulla vocazione del salesiano coadiutore. Perché questo calo numerico continuo senza alcun segno di ripresa?

 


Penso che in questo momento la nostra prima preoccupazione sia quella di scoprire la bellezza e la ricchezza della vocazione del salesiano coadiutore, di offrire validi modelli di questa figura, di avere una efficace proposta vocazionale, formativa ed educativa per quei giovani che hanno conosciuto questa vocazione e si interrogano se questa è la chiamata di Dio per loro. La diminuzione numerica della vocazione del salesiano coadiutore d’altra parte è una realtà; essa è in atto da più di trent’anni; richiede perciò di essere esaminata per individuare le cause e per operare quindi delle scelte strategiche.

Non è facile individuare quali siano le cause della diminuzione numerica delle vocazioni del salesiano coadiutore nella Congregazione e più in generale delle vocazioni del religioso fratello nella Chiesa. Ci sono ragioni che riguardano l’incertezza dell’identità vocazionale di questa figura; esse sono collegate al malessere della vita religiosa, al contesto di giusta promozione dei laici nella Chiesa, all’attuale situazione delle comunità e delle comunità educative pastorali in Congregazione. Ci sono poi motivi che riguardano la sua poca visibilità e rilevanza educativa, altre che sono collegate alla poca credibilità dei loro cammini di formazione, altre che si riferiscono alla nostra inadeguata proposta vocazionale. Ci sono infine radici che si riferiscono alle diversità sociali, culturali, religiose ed ecclesiali delle Ispettorie.


Qual è la situazione attuale nelle otto regioni salesiane?


Ci dovrà essere innanzitutto un rilevamento quantitativo di come è attualmente la distribuzione numerica delle vocazioni di salesiani coadiutori e della loro età nelle varie Ispettorie e Regioni. Sarà opportuno che, attraverso i Delegati ispettoriali ed il Coordinatore regionale di formazione, le Regioni comincino ad acquisire questi dati e ne vedano pure l’evoluzione storica. Anche il nostro Dicastero della formazione dovrà aver una visione globale per tutta la Congregazione.

Sarà necessario poi un rilevamento qualitativo su tale distribuzione ed evoluzione; si tratta di rendere ragione della diminuzione numerica di questa vocazione nei vari contesti ispettoriali e regionali. Occorre anche comprendere i motivi di attrazione o di disaffezione per questa vocazione. Non sono da trascurare le nostre risorse e punti di forza; le nostre carenze e lentezze. Un lavoro di questo genere sta per essere iniziato; i Capitoli ispettoriali potranno dare una mano nell’avviare questa ricerca.


Come nascono gli orientamenti e dove affondano le loro radici?


Questi orientamenti sono frutto della riflessione svolta all’interno del Consiglio generale nella sessione intermedia di aprile e nella sessione plenaria di giugno; essi si avvalgono pure dell’apporto di alcuni confratelli coadiutori. Il dono della beatificazione del signor Artemide Zatti e la lettera del Rettor Maggiore don Vecchi su questa “novità dirompente” hanno creato una attenzione celebrativa, una sensibilità vocazionale, uno slancio carismatico attorno a questa figura. Un tempo di grazia si è aperto in tutta la Congregazione.

Si è allora subito compreso che questo “soffio dello Spirito” aveva bisogno di essere meglio percepito, di essere prontamente accolto, di essere operativamente espresso. Si è sentita cioè l’esigenza di non disperdere questa grazie e ricchezza spirituale, che improvvisamente ed inaspettatamente si è sperimentata nella Congregazione; allora ci si è interrogati insieme su come continuare a vivere questo dono e su come tradurlo in impegno concreto.

L’origine di queste riflessioni e proposte non va quindi cercata principalmente nella diminuzione numerica della vocazione del salesiano coadiutore; questo processo è in atto nella Congregazione da molti anni, ma solo ora ci interpella. Non va neppure cercata nella carenza di figure che svolgono impegni secolari nelle comunità educative pastorali; i laici da tempo hanno assunto tali ruoli, ma solo ora sorge la domanda. La radice di questa nuova attenzione sta nell’esperienza del dono, gratuito e improbabile, che abbiamo sperimentato durante la beatificazione di Artemide Zatti; da qui è sorta in noi la consapevolezza della possibilità reale di perdita di questo dono; da qui si sono sviluppate  le nuove domande che oggi ci si pongono a riguardo di tale vocazione.


Quali esigenze vi stanno alla base?


Negli ultimi due Capitoli generali si sono espresse alcune sensibilità circa la vocazione del salesiano coadiutore; al CG24, sviluppandosi la tematica del coinvolgimento dei laici, c’erano state alcune sollecitazioni che chiedevano l’approfondimento di tale figura; come pure al CG25, affrontandosi il tema della comunità salesiana, c’erano state alcune domande che stimolavano la riscoperta dell’identità di tale vocazione. Solo dopo la beatificazione di Artemide Zatti, l’assemblea capitolare si è resa consapevole del dono ricevuto ed ha compreso che un nuovo compito si apriva per tutta la Congregazione. Il messaggio del CG25 ai confratelli salesiani, “Accogliamo la grazia, che ci è stata donata nella beatificazione del salesiano coadiutore Artemide Zatti”, testimonia questa consapevolezza e le esigenze che ne derivano.

Nel discorso di chiusura del CG25 il Rettor Maggiore lasciava chiaramente intravedere quali erano le esigenze che nascevano da questo dono: “La beatificazione del Signor Artemide Zatti evidenzia l’attualità e la validità della vocazione del salesiano coadiutore. Il carisma salesiano non sarebbe quello che deve essere senza tale figura. La sua presenza nella vita della comunità salesiana non è un’aggiunta estrinseca di una categoria di persone, ma è parte imprescindibile della sua fisionomia. Questo ci chiede una più convinta proposta vocazionale e una più visibile presenza di tale figura nella comunità educativa pastorale” (CG25 196).

Il Progetto di animazione e governo del sessennio riprendeva questo impegno. Ora tutta la Congregazione si deve interrogare sulle esigenze che nascono dal dono della beatificazione e della riscoperta della figura del salesiano laico. Ogni confratello si apra al discernimento; le comunità si motivino; le Ispettorie attivino le loro risorse; le Regioni sostengano e il Rettor Maggiore con il Consiglio animino questo processo; ovunque si crei un clima di preghiera, di riflessione, di impegno vocazionale. Gli orientamenti presenti in ACG 382 propongono alcune esigenze, ma è la Congregazione nel suo insieme che deve suggerirle: dopo aver fatto l’esperienza del dono, è compito di tutti individuare la responsabilità della sua accoglienza. Questo processo, appena iniziato, potrebbe esprimersi anche nel prossimo Capitolo generale.


Quali orizzonti vi si prospettano?


Si prospetta prima di tutto di essere attenti alle domande che il contesto attuale suscita. Non si tratta inizialmente di offrire nuove riflessioni, ma di rispondere alle domande con una nuova prassi. Nella Congregazione c’è stata un buon approfondimento sulla vocazione del salesiano coadiutore, che però non sempre è stato assimilato; perciò prima di produrre una nuova riflessione, è importante che le Ispettorie si motivino e si muovano all’azione.

Si propongono poi quattro aree di impegno, che si richiamano vicendevolmente e che debbono essere assunte simultaneamente, se si vuole che l’azione sia efficace. Si tratta innanzitutto di acquisire la conoscenza dell’identità vocazionale del salesiano coadiutore attraverso un programma di formazione permanente nelle ispettorie e nelle comunità. Quindi occorre dare visibilità a tale figura all’interno della comunità educativa pastorale, ma anche della comunità salesiana. C’è poi un serio impegno nella formazione, in cui soprattutto i cammini di formazione iniziale siano credibili. Infine c’è da aggiornare l’ambito della proposta vocazionale, anche con la presentazione di modelli concreti di salesiani coadiutori.

Si chiede infine di vivere questa nuova stagione in un intenso clima spirituale di preghiera. Essa ci aiuta a riconoscere la vocazione del salesiano coadiutore come dono per tutta la Famiglia salesiana. Ci motiva all’azione, affrontando difficoltà che ci sembrano insuperabili e vincendo la rassegnazione che ci frena nell’impegno. Ci dà l’intelligenza e il coraggio di proporre ai giovani questa particolare forma di vita evangelica sulle orme di don Bosco. Ottiene da Dio i doni vocazionali invocati.


Quali novità sono presenti negli orientamenti?


Mi sembra che principalmente tre sono le novità presenti nel testo degli orientamenti; ci sono però altri aspetti nuovi, che le Ispettorie e i Capitoli ispettoriali possono individuare. La prima novità riguarda la consapevolezza che la promozione della vocazione del salesiano coadiutore non può essere un impegno momentaneo ed episodico; ma è un processo lungo e continuo, che deve durare diversi anni e deve coinvolgere tutti: confratelli, comunità salesiane e comunità educative pastorali, l’animazione e le scelte delle Ispettorie, Regioni e Consiglio generale. Per incidere sulle motivazioni, per creare un cambio di mentalità, per operare una inversione di tendenza occorre una convergenza continuata di obiettivi, strategie e interventi.

Inoltre si prospetta l’esigenza di un’azione organica e concreta. Ci sono vari aspetti da tenere presenti e da assumere simultaneamente; si può dire che solamente un intervento sistemico può risultare efficace. A fondamento dell’azione c’è una preghiera costante e fiduciosa: “la preghiera prepara le coscienze, crea un movimento spirituale, sostiene la motivazione e l’impegno, ottiene da Dio il dono richiesto” (ACG 382 p. 39). Ci vuole poi un’azione congiunta che riguardi l’approfondimento della identità vocazionale, della visibilità educativa e della qualità formativa di questa figura. L’esito di tale azione sarà la credibilità della proposta vocazionale e l’impegno di accompagnamento dei giovani che scelgono questa strada.

Infine mi pare che una terza novità riguardi il ruolo del delegato ispettoriale di formazione, che tra i suoi compiti si vede ora attribuire la cura e promozione della vocazione del salesiano coadiutore. Egli, insieme alla commissione ispettoriale di formazione, diventa una figura fondamentale per l’animazione dell’Ispettoria. Senza un riferimento esplicito, senza una responsabilità attribuita, senza un ruolo specifico la continuità e l’organicità dell’azione sono solo sperati, ma non realizzati. Il delegato ispettoriale di formazione risulta una figura di rete, che coinvolge, collega, coordina, sollecita, propone; egli tiene vivo in Ispettoria quel movimento spirituale che si è appena cominciato.


È ancora valida e attuale la vocazione del salesiano coadiutore e come può essere presentata ai giovani?


Questa è una delle domande, che nascono dal contesto attuale in cui si trova la vocazione del salesiano coadiutore (ACG 382 pp 32 - 34) e che attendono risposte nuove; esse richiedono soprattutto un approfondimento dell’identità vocazionale e carismatica.

Oggi la Chiesa presenta con convinzione la vocazione del laico, che si dedica all’azione evangelizzatrice con un impegno prevalentemente secolare; tale vocazione è impegnativa, perché gli ambiti dell’azione secolare richiedono la competenza professionale, la spiritualità dell’apostolo, la preparazione pastorale. Oggi può risultare attraente, anche se non è presentata con altrettanta convinzione, la vocazione di chi dedica totalmente la sua vita a Dio, fa cioè la scelta della vita religiosa, per dare un’anima di senso e spiritualità alle realtà secolari, ma con una capacità professionale e con una radicalità evangelica; tale vocazione soffre però dell’incertezza dell’identità.

La Congregazione, se mantiene i suoi impegni negli ambiti secolari dell’educazione, scuola e formazione professionale, comunicazione sociale, lavoro per il disagio e l’emarginazione, con la sua tipica finalità evangelizzatrice, ha necessità di vocazioni di salesiani coadiutori: essi testimoniano il primato di Dio, la profezia evangelica, il cammino di santità nell’impegno secolare. Certamente oggi più che mai tale vocazione risulta valida; ma la sua attualità richiede modelli di salesiani coadiutori, che la rendano visibile, concreta e attraente.

Questo può anche essere il modo di presentare ai giovani tale figura, partendo dall’apprezzamento dell’apostolato dei laici e dal fascino della radicalità della vita consacrata. Il contesto culturale e la prassi di animazione vocazionale delle Ispettorie dovranno però suggerire particolari ed efficaci metodi di presentazione e di coinvolgimento dei giovani.