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n. a Caronno Ghiringhello (Milano-Italia) il 7 febbraio 1832; prof. nel 1877; m. a Lanzo il 13 luglio 1892.


Giuseppe Buzzetti era uno dei tanti ragazzi che accorrevano a Torino per fare da manovali ai muratori in attesa di miglior fortuna. Ebbe la sorte di incontrare presto don Bosco dal quale rimase talmente affascinato, che interveniva assiduo alle sue radunanze festive durante il periodo dell'Oratorio ambulante. Continuò così fino al 1847, quando, invitato dal Santo, intraprese con tre compagni gli studi per diventare prete; ma la Provvidenza dispose altrimenti. Poiché, vestito chierico nel 1851, accadde che lo scoppio di una pistola gli lacerasse a tal segno l'indice della mano sinistra da rendersi indispensabile l'amputazione. Allora suo pensiero fu di rendersi utile comunque: perciò fu il cireneo della casa. Trovava tempo a tutto. Avendo don Bosco fondato nel 1853 le Letture Cattoliche, gli occorreva un energico e perspicace amministratore: trovò in Buzzetti. Fino al 1860, prima che don Cagliero prendesse la scuola dei cantori, lasciò a lui tutta la cura del canto. Prima che venisse all'Oratorio il cav. Oreglia, Buzzetti mandò avanti quasi da solo la libreria. Con tutto ciò egli non avrebbe ancora potuto dirsi coadiutore, perché a quel tempo don Bosco aveva laici collaboratori, ma non coadiutori; di questi andava tuttora maturando l'idea, come in genere di tutta la Congregazione. Eppure quest'uomo, che avrebbe dato per don Bosco la vita e che ne amava d'intenso amore l'opera, non si stimava degno di essere salesiano. Finalmente nel 1877 si decise a far la domanda divenire ascritto alla Società, a cui apparteneva già con lo spirito, se non di nome. Don Bosco stesso volle proporre la sua domanda al Consiglio Superiore, che accolse a pieni voti il più antico dei frequentatori dell'Oratorio viventi. Nulla veramente egli ebbe da mutare nella sua maniera di vivere. Da quasi quarant'anni l'Oratorio era tutto il suo mondo, la vita dell'Oratorio tutta la sua vita e la Congregazione Salesiana il suo ideale quaggiù. Dopo la morte di don Bosco visse ancora tre anni e mezzo; ma si sarebbe detto che la sua missione su questa terra era finita. Aggravatisi notevolmente gli incomodi della salute, accettò con piacere di andare a Lanzo. Passava lassù i suoi giorni in preghiera. Una tranquillità perfetta regnava nel suo spirito, una calma inalterabile lo accompagnò sul letto del dolore fino all'ultimo giorno.


Bibliografia

Coad. Giuseppe Buzzetti - «Vade mecum» di D. BARBERlS , voI. I , p. 105, San Benigno Canavese, Tip. Salesiana, 1901.

E. PILLA, Giuseppe Buzzetti, Torino, SEI, 1960, pp. 104.


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