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architetto. n. a Graglia Biellese (Vercelli-Italia) il 10 marzo 1874; prof. a San Benigno Canavese il 25 settembre 1894; m. a Bogotà (Colombia) il 29 gennaio 1941.


Condotto fanciullo a Torino, frequentò l'Oratorio festivo quando ancora viveva don Bosco. Accolto poi fra gli alunni artigiani, seguì la vocazione alla Società Salesiana e, sotto la guida dell'architetto don Ernesto Vespignani, frequentando l'Accademia Albertina, si abilitò all'arte che avrebbe assorbito la sua attività e impegnato il suo genio in tante belle costruzioni in Italia, in Egitto e soprattutto in Colombia. In quest'ultimo Paese progettò e diresse la costruzione di 13 grandi chiese e numerose cappelle, di otto seminari e case religiose, lasciando tracce del suo valore in una trentina di cattedrali e chiese pubbliche. Il suo capolavoro è il santuario nazionale della Madonna del Carmine nella capitale. Membro della commissione arcivescovile di arte sacra, godeva un'autorità indiscussa tra ingegneri e costruttori e fama di religioso esemplare, pio, zelante, laborioso in quanti lo conoscevano. Era infatti un salesiano modello, in tutto il senso della parola. La sua morte suscitò largo rimpianto. Autorità e personalità accorsero a rendere omaggio alla salma, e i giornali ne celebrarono le virtù religiose, le eminenti doti e le qualità artistiche.