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1931-2011


Cenni biografici estratti dall'omelia di don Eugenio Riva (21 giugno 2011)

 


Piero è nato a Monterosso, comune di Abano Terme (Padova) il 7 settembre 1931 da Giovanni e Ermenegilda Santinello. È entrato in noviziato ad Albaré il 15 agosto del 1951, dopo un periodo di aspirantato a Monteortone. Nella domanda per essere ammesso al noviziato scrive: «Il S. Cuore di Gesù e Maria SS. Ausiliatrice, sotto la cui protezione metto la mia vocazione, mi aiutino a diventare un buon salesiano secondo lo spirito di S. Giovanni Bosco».

Nella sua vita salesiana Piero è stato «un buon salesiano», disponibile per varie mansioni si è prestato come cuoco, aiuto economo, provveditore, portinaio in varie comunità salesiane: Monteortone (1952-1953), Venezia «Leone XIII», Venezia «Alberoni», e dal 1959 al 2011 a Pordenone. Negli ultimi mesi è stato accolto nella comunità di Mestre «Artemide Zatti».

A Piero ben si addice il detto di Gesù: «Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25,21). La comunità di Pordenone ricorda i suoi cinquantadue anni di presenza in comunità vissuti all’insegna del servizio, come portinaio sempre fedele nell’apertura e nella chiusura della casa e disponibile ai vari servizi necessari in una grande casa. Uomo di poche parole ma sempre sorridente e disponibile all’obbedienza, era fedele al lavoro che gli veniva affidato, come alla vita di preghiera.

Piero aveva una vera e propria devozione per i santi: ne leggeva con passione la vita, ne raccoglieva le reliquie e le conservava gelosamente, collezionava immaginette di santi, segnava con cura nella sua agenda il giorno della celebrazione liturgica e li invocava costantemente nella preghiera. Celebrare la festa dei Santi significava per lui vivere in comunione con loro e alimentare il desiderio di entrare nella piena comunione con Dio, nell’immutabilità di Dio e nella sua eternità. Una comunione di amore univa Piero ai santi e a Dio. Piero era convinto che i santi vivono nella eternità di Dio e che la nostra immortalità è partecipazione all’eternità di Dio. Prima di tutto la vita eterna è l’amore di Dio, perché è Lui che per primo ci ama: ci ha amato fin dall’eternità, anche prima che fossimo e per questo ci ha voluto nel tempo. E una volta che Egli ci ha creato, ci amerà per sempre, perché tutto quello che Egli ha creato non sarà mai più distrutto. La nostra risposta è quella di «rimanere nell’amore», ci dice Gesù: «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). «Rimanete»: questa dimora è la vita eterna. Se rimaniamo nel suo amore eterno, noi partecipiamo della sua eternità. Se questa è la vita eterna, già la viviamo. Già viviamo l’eternità perché viviamo nell’amore. Già siamo «concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19), come dice Paolo agli Efesini.

Piero è stato un uomo mite, rispettoso dei confratelli e della comunità, capace di amare le persone e di servirle con umiltà e semplicità. Le Costituzioni salesiane ci invitano a condividere tutto in spirito di famiglia per essere per i giovani segni di amore e di unità: «Dio ci chiama a vivere in comunità, affidandoci dei fratelli da amare. La carità fraterna, la missione apostolica e la pratica dei consigli evangelici sono i vincoli che plasmano la nostra unità e rinsaldano continuamente la nostra comunione. Formiamo così un cuor solo e un’anima sola per amare e servire Dio e per aiutarci gli uni gli altri» (Cost 50). Piero ha sempre avuto il cuore aperto verso tutti, permettendo alla bontà e alla semplicità del cuore di esprimersi con la testimonianza della vita, più che con le parole.

Piero si è affidato a Dio convinto che nessuna malattia, nessuna tribolazione, nessuna difficoltà ci impedisce di essere amati: Dio si compiace di effondere la sua misericordia nella nostra debolezza. Piero ha accolto la malattia con cristiana rassegnazione, in piena obbedienza alla volontà di Dio. La malattia non gli ha fatto perdere la speranza. Non si è ripiegato sconsolato sopra di sé. Quando si arriva alla vecchiaia la vita appare sempre un sogno. I nostri ricordi rimangono ben povera cosa; la speranza invece, che matura negli anni, cresce giorno per giorno perché l’anima si apra sempre più e sia capace di accogliere Dio.

Piero ha fatto crescere la speranza nel suo cuore nella fedeltà quotidiana alla preghiera personale e comunitaria, nell’ascolto della Parola di Dio e nella partecipazione al sacrificio eucaristico. Una preghiera semplice e profonda, radicata in una intima e vitale relazione con Dio; una preghiera umile, fiduciosa e apostolica, che congiungeva spontaneamente l’orazione con la vita; una preghiera gioiosa e creativa, aderente alla vita e aperta alla partecipazione comunitaria.

Nella sua vita si è sforzato di piacere a Dio: «sia abitando nel corpo, sia andando in esilio, - afferma san Paolo - ci sforziamo di essere a lui graditi» (2Cor 5,9). Piero ha cercato di piacere a Dio e ha portato in sé il mistero di un amore che è eterno. È bello l’amore di un giovane che dona la sua vita al Signore Gesù nella vita consacrata, ma è ancora più bello l’amore di una persona che offre, al termine di una lunga vita donata a Dio, la sofferenza della malattia e la propria morte al Signore della vita. L’amore quaggiù non è reale se non matura nella pazienza e nell’umiltà, nell’accettazione della sofferenza e della malattia e nella fedeltà alla propria vocazione di figli di Dio. Il libro del Siracide ci insegna che la speranza non deve venir meno quando si fa presente la prova, perché il Signore della vita gradisce l’offerta della vita come un olocausto: «In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto» (Sap 3,5-6).

«L’umiltà è il vestito di Dio» (Isacco il Siro, Prima collezione, 82), ha affermato un padre della Chiesa. Dio si rivela un educatore pieno di amore e di pazienza, «mite e umile di cuore», e vuole plasmarci a sua immagine. Il sentimento che alla fine prevale nell’uomo che vuole imitare l’umiltà di Dio è una fiducia incrollabile nella misericordia di Dio. Piero ha saputo guardare a persone, avvenimenti e cose con lo stesso sguardo mite e amorevole di Gesù: Dio, fonte e amante della vita, lo accolga nel suo Regno, come un Padre accoglie il figlio teneramente amato.