Print 
СНПЧ А7 Омск, обзоры принтеров и МФУ

nato a Bassano del Grappa (VI) il 6/06/1938 e morto a Torino il 15/06/2017 a 79 anni di età e 56 di vita religiosa.

Nato a Bassano del Grappa (VI) il 6 giugno 1938 da Giovanni e Margherita Zannini. Dei sette figli maschi di questa famiglia umile e laboriosa, una figlia morirà piccolissima, tre diventeranno salesiani coadiutori donando la loro esistenza a Don Bosco e ai giovani nel servizio alla Congregazione. Remigio compie il Noviziato a Villa Moglia (TO) nel 1960/61 dove il 16 agosto emette la prima professione religiosa. Dal 1961 al 1966 è a Cumiana per il post-noviziato detto allora Magistero, poi come collaboratore al settore meccanico di quella fiorente Opera salesiana. Dal 1966 al 1972 è a Gaeta dove c'era una casa, dipendente dalla allora Ispettoria Centrale del Piemonte, per aspiranti salesiani, con scuola media, un frequentatissimo oratorio quotidiano ed una bellissima chiesa dedicata a san Francesco d'Assisi. Lì opera come factotum per le necessità della casa e dei ragazzi e come loro insegnante.

Emette la Professione perpetua il 29 luglio 1967 a Peveragno (CN). Dal 1972 al 1996 a Roma Pisana Casa Generalizia come addetto ai molti servizi della casa del Rettor Maggiore e dei superiori maggiori, di questa costruzione vede gli inizi e ne custodisce il cantiere con cuore e spirito generoso. Vive proprio a Roma il periodo più lungo di permanenza in una casa assistendo e servendo con discrezione e umiltà gli eventi determinanti della Congregazione di quei quasi 25 anni. Dal 1996 al 2004, rientrato in ispettoria, viene destinato alla casa di spiritualità di Caselette (TO) come aiuto nel lavoro agricolo e manutenzione. Dal 2004 al 2011 è al Colle Don Bosco, dove ritrova suo fratello Giuseppe Mario. Presta servizio di portineria e aiuto accoglienza finchè la condizione della sua salute in declino nel 2011 lo porta nella casa salesiana Andrea Beltrami dove l'amorevole cura dei confratelli, consorelle della comunità dei Sacri Cuori di Don Variara e il personale laico lo accudiscono con premura. Nel pomeriggio di giovedì 15 giugno mentre la notizia del ritrovamento della Reliquia di San Giovanni Bosco trafugata nella Basilica del Colle il venerdì 2 giugno precedente, faceva il giro del mondo, Remigio nel silenzio della fede e della offerta della sua vita al Signore lasciava questa terra per raggiungere il suo Dio nel Paradiso salesiano accolto dai santi della nostra famiglia, dai Rettori Maggiori di cui è stato anche autista nei tempi della Pisana, dai confratelli che ha amato e servito e tra questi in particolare suo fratello di sangue Bernardino.

I funerali sono stati celebrati nella Basilica San Giovanni Bosco del Colle sabato 17 giugno nel pomeriggio, presieduti dal sig. Ispettore Don Enrico Stasi che ha tratteggiato i lineamenti umani e spirituali del nostro confratello che abbiamo voluto sintetizzare così nella sua immaginetta ricordo:

Salesiano Coadiutore con il cuore di Don Bosco, devoto di Maria Ausiliatrice il sig. REMIGIO, mite, servizievole e buono ha realizzato la sua vocazione salesiana nel servizio concreto, attento e premuroso verso tutti.

La salma riposa nella tomba dei Salesiani nel cimitero di Castelnuovo Don Bosco. Chi lo ha conosciuto, in particolare scrivo guidato da suo fratello Giuseppe Mario che è di comunità qui al Colle, e chi ha potuto vivergli accanto è unanime nella sua testimonianza. Don Alessandro Avagnina, direttore a Casa Beltrami, rispondendo alla email di ringraziamento inviata alla sua comunità dai parenti , scriveva che «Remigio è stato per tutti un caro fratello che, nel suo silenzio, ha distribuito sorrisi di pace e di serenità. Nei quattro anni di convivenza non ricordo di aver sentito pronunciare una sola parola, anche quando veniva amabilmente stimolato e invitato a partecipare ai momenti di preghiera e di svago. Le nostre sorelle lo avevano anche ingaggiato per una rappresentazione sacra in occasione del Natale ed egli si era adeguato per rendere più folkloristico e interessante questo momento di riflessione e di preghiera». Si è spento lentamente, consumandosi giorno dopo giorno, nel suo letto, registrando solo con i suoi occhi vivaci tutte le persone che venivano a trovarlo, soffrendo forse per la sua disabilità e l'impossibilità di dire "grazie" ai suoi cari parenti, prima di tutto al fratello Mario, ai confratelli e consorelle, al personale infermieristico e ai volontari che lo ricordano con simpatia e affetto. Il suo compagno di Noviziato il salesiano sig. Giacomo Bonassoli scrive: « Dal 1970 al '72, sono stato con lui a Gaeta. Di Remigio ricordo la serenità, la disponibilità, l'affaccendarsi in tante cose: provveditore, manutentore, autista, ecc.; insomma, non lo si trovava mai con le mani in mano. Il suo era uno stile dinamico, di pochi convenevoli: preferiva andare al sodo ... ». Questo suo tratto dinamico, laborioso e instancabile rende ancora più misterioso, nel piano della Provvidenza di Dio, il suo ultimo tratto di vita offerto e consumato negli anni di infermità a letto e visibilizza in modo reale quello che il nostro padre fondatore ricordava ai suoi salesiani: «Bisogna lavorare come se non si dovesse morire mai, e vivere come se si dovesse morire ogni giorno». Chi non lo ha conosciuto può facilmente immaginarselo grazie a questa "fotografia" che ci lascia di lui il salesiano coadiutore sig. Antonio Caron: «Nei quattro anni che ho trascorsi con Remigio a Gaeta (1967- 71), ho potuto apprezzare soprattutto la sua serena laboriosità. Chi aveva da risolvere dei problemi tecnici in cucina, in lavanderia, all'oratorio ... si rivolgeva istintivamente e con fiducia al carissimo Remigio. Quando si accumulavano gli impegni o i problemi da risolvere, egli riusciva a sdrammatizzare le situazioni con qualche battuta, mentre continuava ad impegnarsi senza tregua nel lavoro. Remigio era un salesiano secondo il cuore di don Bosco: generoso, comprensivo, sereno, benvoluto dai confratelli, dagli oratoriani e da tutta la gente che lo conosceva. La sua disponibilità ad aiutare gli altri era senza limiti». Risuona bene ricordare come Don Bosco preparò tutti i suoi aiutanti sul campo, in mezzo alle necessità in cui la sua opera, rapidamente crescente, si veniva a trovare e doveva svilupparsi secondo linee che, nella sua mente, si affinavano in modo sempre più chiaro, fino a concretizzare il suo ideale. Così Don Bosco plasmò i suoi sacerdoti, formandoli dai suoi chierici e dai suoi ragazzi, anche se qualche benpensante si scandalizzava nel vedere tante sottane svolazzanti nei cortili polverosi e densi di ragazzi. Allo stesso modo Don Bosco formò anche i suoi coadiutori, affinandone anno per anno la fisionomia sulla base delle esperienze che andava acquisendo, fino a quando potè annunciare il suo coadiutore ideale: «Ho bisogno di avere in ogni Casa qualcuno a cui si possano affidare le cose di maggior confidenza, il maneggio di denaro , il contenzioso; che rappresenti la Casa all'esterno. Ho bisogno che vadano bene le cose di cucina, di portineria[ ... ]. Io ho tanto bisogno di avere molti che mi vengano ad aiutare in questo modo! ».

«In fin di vita si raccoglie il frutto delle opere buone» e Remigio nei suoi ultimi anni trascorsi nella Comunità Andrea Beltrami ha dispensato "sorrisi di ringraziamento" su larga scala a tutti, senza distinzione. Lo visitavano i suoi cari parenti che si intrattenevano affabilmente con lui seduto in carrozzella in un primo tempo e poi per circa due anni bloccato nel suo letto. Puntualissime le nostre "sorelle" si alternavano per servirlo, dandogli il "buon giorno" ... fino alla "buona notte" a conclusione di una giornata trascorsa un po' da solo e negli ultimi mesi in compagnia del fidatissimo missionario Don Antonio Cantello, suo confratello nel periodo del Colle. Sempre premurosi accorrevano , su chiamata e nel giro quotidiano dell 'assistenza, il personale addetto alla sua persona e i volontari: uno sguardo di benevolenza, una parola di saluto o di augurio, una battuta per sollevare il morale, cercando di strappare sul suo volto un cenno di risposta. La più grande soddisfazione negli ultimi tempi era di vederlo con gli occhi ben aperti e disponibile ad alimentarsi senza resistenze. Lentamente, secondo i progetti di Dio, si è spento con molta discrezione, come d'altra parte è sempre vissuto. Così introduce l'annuncio funebre il nostro segretario ispettoriale Don Giorgio Gramaglia e così chiudiamo il suo profilo biografico: «Remigio Bonato: un figlio del quale, forse , non faranno reliquie ma che con la sua vita ha onorato il Padre. Umile e sempre sereno, gioioso nel servizio ai Confratelli ed alla Comunità, disponibile, fedele e responsabile. Se alla Pisana, dove se ne intendono, l'hanno tenuto tanti anni è perché un salesiano così non ce se lo lascia scappare. La sua malattia, negli ultimi tempi, gli ha impedito di essere vigile e di parlare. Come avremmo voluto ancora ascoltare le vicende della sua vita, raccogliere la sua esperienza e gioia di salesiano. Non abbiamo tante parole, ma il cuore pieno di riconoscenza ed affetto che solo persone come lui sanno seminare in chi li conosce». Grazie, Remigio, dal Paradiso intercedi per noi e per questa casa a cui hai donato affetto e disponibilità e rendici degni di servire nuove e sante vocazioni alla Chiesa e alla Congregazione.

Per la Comunità di Castelnuovo - Colle Don Bosco Don Luca Barone, Direttore