banner-header

СНПЧ А7 Омск, обзоры принтеров и МФУ

nato a Bellinzago Novarese (NO) 11/04/1930 morto a Torino 03/12/2015 di anni 85 di età e 68 di vita religiosa

Nasce a Bellinzago Novarese l' 11 aprile 1930 da Luigi e Cristina Gavinelli. Compie il noviziato nell'anno 1946/47 a Villa Moglia (Chieri), dove il 16 agosto emette la prima professione religiosa. Dal 1947 al 1950 è a Torino-Rebaudengo per il Magistero, come previsto dalla formazione salesiana di al ]ora. Dal '50 al '52 lo troviamo al Colle don Bosco come capo del settore dei calzolai e dal 1952 al 1960 nuovamente al Rebaudengo come elettromeccanico. Intanto il 14 agosto del 1953 emette la professione perpetua come salesiano coadiutore. In una intervista per il giornale della scuola di qualche anno fa, in cui gli veniva chiesto quali fossero i momenti più importanti della sua vita, rispondeva così: "Ho un ricordo vivo di due momenti: il giorno in cui ho fatto la professione perpetua come salesiano e il cinquantesimo anniversario di quella stessa professione, non molto tempo fa. Insieme a molti confratelli quell'anniversario è stato celebrato con una messa nella Basilica di Maria Ausiliatrice; poi, tutti assieme, abbiamo fatto festa nella casa madre di Valdocco". Il periodo più intenso della sua esistenza è dal 1960 al 2010 qui nella casa di TorinoAgnelli come vicecapo del settore elettromeccanici e "tutto fare" dell'opera in aiuto di chiunque avesse qualche necessità pratica da sbrigare, come ricorda, a nome di tanti, la sig.ra Patrizia Giacoletti del settore amministrazione: «il sig. Bagnati ... Angelo di nome, ma anche di fatto, dicevamo noi. Era veramente una persona umile, sempre presente, grande lavoratore. Quando nel pieno delle sue energie insegnava, passava le giornate con i ragazzi nel laboratorio di elettrotecnica: i ragazzi erano la sua vita. Si è ininterrottamente occupato della manutenzione della nostra grande struttura: lo vedevi ovunque ci fosse qualcosa da aggiustare, da riparare, sempre in movimento. Bastava chiamarlo, se si aveva bisogno di lui, e non esitava a lasciare quel lo che stava facendo per essere subito disponibile a fare una cosa nuova: anche se si trovava dalla parte opposta della nostra casa arrivava solerte e gentile. Quando cominciò ad avvertire dolori alle gambe, gli dicevamo di andare adagio e non stancarsi troppo, di non salire sulle scale; ma lui rispondeva: "fa niente. Arriverà il momento in cui mi potrò poi riposare. Molto delicato e attento nei rapporti con le persone: riservato di temperamento, aveva paura di disturbare quando aveva bisogno di qualcosa. È stato per noi un grande modello di salesianità, di quell'essere presenza silenziosa e mite, disponibile sempre». Tratto questo che i confratelli e il personale laico di questa casa ricordano e tengono stretto come testamento di un uomo buono e premuroso. Erano le caratteristiche che i suoi allievi notavano subito, come testimoniano l' attuale superiore della Regione Salesiana Mediterranea don Stefano Martoglio: "Io ho il primo ricordo suo da ragazzo all' Agnelli ... Nella nostra percezione lui e un altro grande coadiutore, il sig. Balconi, erano due salesiani come li voleva don Bosco. Fino alla fine". E il direttore della casa salesiana di Cuneo don Michele Molinar: "Quante volte da allievo all 'Agnelli e poi da confratello ali' oratorio di questa stessa casa, l'ho sentito chiamare "Angelo della comunità"! Ed era proprio così, anche nelle relazioni personali che ho gustato da allievo quando lui era in laboratorio: comprensivo e sempre pronto ad aggiustare e a soccorrere. Lo ricordo proprio volentieri e sono orgoglioso di lui come salesiano. Facciamone tesoro". Dal 2010 a giovedì 3 dicembre 2015 vive a Casa Andrea Beltrami circondato dall'affetto, dalle cure dei con frate li i, delle suore della comunità dei Sacri Cuori e del personale della casa. Proprio nelle braccia delle suore, che ogni mattina lo aiutavano a vestirsi, si è spento nella pace alla vigilia dell 'Anno Santo della Misericordia al cui Dio lo affidiamo, sicuri che sarà in cielo come molti lo ricordano in terra: Angelo di nome e di fatto. Don Alessandro Avagnina, direttore qui all 'Agnelli e poi negli ultimi anni a Casa Beltrami, prova ad immaginare che cosa abbia pensato il sig. Angelo del suo ultimo tratto di vita. Potrebbe dire press'a poco così: "Dopo l'ultima degenza all 'ospedale (esattamente cinque anni fa) mi sono reso conto che continuare a rimanere all' Agnelli diventava un problema serio per me e per chi mi doveva seguire, specialmente in qualche momento del giorno e soprattutto della notte. Ho chiesto allora al direttore di cercare una nuova sistemazione, anche se mi dispiaceva moltissimo lasciare la mia casa, dopo più di cinquant'anni di ininterrotta presenza, e una comunità di salesiani buoni e comprensivi, senza dimenticare tanti amici tra docenti, ex-allievi e loro parenti. Mi sono subito adattato nella nuova residenza in collina, anche perché non ho mai avuto molte pretese personali, accontentandomi dello stretto necessario, e talvolta anche di meno. Sono stato accolto con tanta gioia dalle buone suore e dal personale di servizio infermieristico, dai confratelli che avevo conosciuto in passato e da quelli che incontravo nel mio cammino salesiano per la prima volta. Mi ha fatto piacere constatare che una decina erano coadiutori come me! Con il passare del tempo i ritmi delle giornate, tutte uguali, incominciavano a pesarmi un po', ma tutto sommato mi garantivano sicurezza e ordine nel portare avanti le cure che i medici mi avevano prescritto. La carrozzella mi permetteva di spostarmi dalla camera alla sala mensa, alla cappella e qualche volta di fare una passeggiata all'aperto. Mi faceva molto piacere scambiare qualche parola con i confratelli dell 'Agnelli che venivano a visitarmi con una certa regolarità e frequenza e seguire da lontano le vicende della scuola, dell'oratorio, della parrocchia, della cucina, del riscaldamento, della manutenzione. Anche i miei parenti di Bellinzago sono stati sempre vicini a me. Non potevo più raggiungerli a Natale, Pasqua e nelle vacanze estive, accompagnato immancabilmente dal sig. Balconi, e poi in treno "a bassa velocità", ma li sentivo volentieri per telefono e aspettavo le loro visite per l'aggiornamento sulla salute dei fratelli e sulle vicende delle loro famiglie in crescita. Ma, quello che più mi servì durante la permanenza nella Casa Andrea Beltrami fu la possibilità di una lenta preparazione all'incontro con il Signore, attraverso i momenti di preghiera, le celebrazioni e 1 'offerta della mia sofferenza che, sia pure ad intervalli, non mi ha mai lasciato. Hanno scritto sulla immaginetta ricordo, citando Don Bosco: "In fin di vita si raccoglie il frutto delle opere buone". È proprio così! Ve lo garantisco io! Buon Anno della Misericordia a tutti e grazie delle preghiere". Don Bosco preparò tutti i suoi aiutanti sul campo, in mezzo alle necessità in cui la sua opera, rapidamente crescente, si veniva a trovare e doveva svilupparsi secondo linee che, nella sua mente, si affinavano in modo sempre più chiaro, fino a concretizzare il suo ideale . Così Don Bosco plasmò i suoi sacerdoti, formandoli dai suoi chierici e dai suoi ragazzi, anche se qualche benpensante si scandalizzava nel vedere tante sottane svolazzanti nei cortili polverosi e densi di ragazzi. Allo stesso modo Don Bosco formò anche i suoi coadiutori , affinandone anno per anno la fisionomia sulla base delle esperienze che andava acquisendo, fino a quando potè annunciare il suo coadiutore ideale: " Ho bisogno di avere in ogni casa qualcuno a cui si possano affidare le cose di maggior confidenza, il maneggio di denaro, il contenzioso; che rappresenti la casa all'esterno . Ho bisogno che vadano bene le cose di cucina, di portineria [...] Voi non dovete essere chi lavora direttamente o fatica, bensì chi dirige. lo ho tanto bisogno di avere molti che mi vengano ad aiutare in questo modo! " Il sig. Valter Maritano, confratello coadiutore della nostra casa, che per moltissimi anni ha vissuto e lavorato con il sig. Bagnati scrive: "A questo ideale si è uniformato anche Angelo e noi che siamo vissuti con lui qualche decina di anni diciamo che è riuscito pienamente a soddisfare le richieste di D. Bosco. E' giunto , ragazzo , nell'Istituto Rebaudengo ed ha imparato l'arte del calzolaio. In seguito è parsa più utile la sua competenza in una attività più moderna , ed è stato mandato nell'istituto Agnelli come elettromeccanico. Lavorando nel laboratorio con pazienza e buona volontà, ne ha imparato l'arte . Il suo senso pratico lo ha aiutato, ma deve ancora fare un altro passo nella sua formazione tecnica: affrontare tutte le situazioni presenti in una struttura ampia e diversificata come è l'Agnelli: Angelo è chiamato a realizzare la manutenzione di tutto il complesso. Non si tratta soltanto di riparare dei guasti, e sarebbe già tanto: sarebbe un buon "tuttofare". Ma le richieste aumentano sempre di più: occorre stabilire le relazioni con tanti fornitori, valutare le scelte, discutere la funzionalità delle forniture. Oltre a tutto questo, deve fare anche il cantiniere. Angelo gode la piena fiducia dei superiori e prende decisioni, pur non essendo indipendente; la stima dalla quale è sempre circondato assicura che questa fiducia è stata ben riposta. Ormai è tecnicamente esperto, ma Angelo è più di un tecnico. E' sempre in movimento , che non è quello affannoso del "faccio tutto io": Angelo fa tutto con la calma di chi è padrone di se stesso , di chi prevede l'ordine degli interventi e sa arrivare a tutto. E' preziosa questa sua capacità, perché gli permette di soddisfare tutte le richieste che gli arrivano nel corso della giornata trattando tutti con cordialità e premura. E' sempre servizievole e disposto a tutto e per anni "Bagnati" è il nome che risuona più frequentemente nelle chiamate all'interno o dall'esterno dell'istituto. Ma Angelo non ha ancora superato la prova più difficile, quella della malattia. La salute l'ha quasi sempre accompagnato, tanto che nel suo lavoro d'estate o d'inverno entrava o usciva dagli ambienti senza particolari precauzioni. Ora, però, si tratta di qualcosa di molto grave che i dottori non gli hanno mai diagnosticato: un dolore alla schiena, alla colonna vertebrale che lo immobilizza. L'abbiamo visto all'ospedale impossibilitato a muoversi nel letto se non col dolore dipinto in faccia. Compie 80 anni in ospedale: sarebbe già un 'età in cui smettere di lavorare, ma non per lui e non in quel modo e senza che i dottori sappiano dare un nome al suo male. Noi pensiamo che possa essere la conseguenza di una brutta caduta da una scala dal! 'altezza del soffitto, mentre in officina riparava un lucernario. I dottori non confermano, pensano piuttosto ad un virus incognito. Quando lo dimettono dal!' ospedale è cessato il dolore, ma è cessata anche ogni capacità di movimento, se non delle braccia: deve essere servito in tutto. L'alternativa al letto è solo il seggiolone su cui è portato a sedere per il pranzo, sovente imboccato. Come supererà Angelo questa prova, di gran lunga la più difficile di tutta la sua vita? Un vita vissuta al servizio di tutti, sempre in movimento da mattina a sera, che si trasforma dall'oggi al domani in una vita altra, in cui deve essere completamente servito. Se vogliamo sapere la sua risposta, è quella che ci dà quando arrivando a lui chiediamo: "Come va, Angelo?". Risponde: "Non c'è male!". La sua risposta contrasta con l'interrogativo che essa suscita in noi al termine di ogni visita: "Come può Angelo in queste condizioni essere sempre così sereno, sorridente? Questa vita è durata cinque anni, dagli 80 agli 85 anni". Da quanto descritto emerge la fotografia di un uomo buono dalle mani pronte e dall'intelligenza fine, un religioso serio e un amico senza fronzoli come lo descrive don Alberto Zanini in una sua testimonianza: "Se lo incontravo ed avevo il desiderio di iniziare la giornata in modo frizzante, gli facevo raccontare qualche banale episodio comunitario del giorno prima, qualche difettuccio casalingo. E lui spesso silurava me con qualche dettaglio. Non era cieco, non era servile. Come tanti confratelli coadiutori che ho incontrato, aveva occhio per le cose pratiche, non si faceva incantare dalle frasi fatte, sapeva distinguere un cuore buono ed una cattiva abitudine non corretta. L'amicizia e la simpatia non sono cose che si possono decidere solo con la testa, capitano per una attrazione irrazionale. Angelo aveva l'età di mio padre, ma esercitava su di me l'attrazione della amicizia, suscitava il piacere di condividere punti di vista". Nella celebrazione delle esequie, officiata nella nostra chiesa parrocchiale e presieduta dal sig. Ispettore Don Enrico Stasi, le parole della prima lettura tratta dal Libro delle Lamentazioni sono state una ottima rilettura dell ' esistenza del sig. Angelo e così vogliamo concludere: Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà. « Mia parte è il Signore - io esclamo -, per questo in lui spero». Buono è il Signore con chi spera in lui, con colui che lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore. Caro Angelo, dal Paradiso intercedi per noi e per questa casa a cui hai donato forze e intelligenza e rendici degni di servire nuove e sante vocazioni alla Chiesa e alla Congregazione, come ogni domenica ci dicevamo salutandoci a Casa Beltrami. Per la comunità del! 'Agnelli Don Luca Barone, direttore