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n. a Gorrino Pezzolo Valle Uzzone, in provincia di Cuneo, il 21 maggio 1922. m. a Torino, 13 febbraio 2011 a 88 anni, 61 di Professione religiosa.

Una famiglia numerosa, quella degli Ariano, 11 figli! Una famiglia contadina, semplice, ma forte e solida nella fede. Giulio ha conservato tutta la corrispondenza con la mamma, il papà e i fratelli, da quando entra come aspirante a Valdocco, fino agli anni di noviziato, di professione e di vita salesiana a Monte Oliveto.

È davvero commovente leggere queste lettere che con regolarità si indirizzano, in particolare quelle della mamma. Scritti semplici, essenziali, ma tutti ricchi di espressioni di fede e di fiducia totale in Dio. Così noi, oggi, rileggendole, possiamo capire che la fede e la testimonianza fedele del nostro caro Giulio, avevano basi solide e stabili nei suoi genitori, nella sua famiglia. In queste lettere sono normali le espressioni come: «grazie a Dio!», «con l’aiuto di Dio!», «la bontà e la grandezza di Dio»…..non c’è lettera che non abbia un riferimento al Signore.

La mamma scrive sovente e tiene aggiornato il caro figlio Giulio dei lavori della campagna, e sempre nelle sue lettere si delinea la sua fede: «La campagna è bella e promettente. Il Signore la benedica»; «Papà con i fratelli cominciano ad arare per la seminagione del frumento, le castagne cominciano a cadere e sono grosse….sia ringraziato Dio»; «…la campagna è bellissima attualmente e speriamo che il Signore la conservi e di avere un’annata discreta…».

Ma le espressioni più commoventi sono quelle riferite alla vita spirituale di Giulio: quanti incoraggiamenti e quanta testimonianza di fede autentica e genuina! Gli scrive mentre è novizio: «Sta sano e allegro in Gesù e Maria! La tua Mamma». In un’altra occasione si esprime così: «Beati voi che il Signore vi ha chiamati. Sempre ricorda che chi abbraccia lo stato religioso, il suo vero scopo è la Gloria di Dio, la salute delle anime e sia sempre per tua buona norma ubbidienza ai tuoi bravi superiori ….». In un’altra lettera troviamo questa stupenda preghiera: «…io per te non manco di invocare lo Spirito Santo ogni giorno affinché ti illumini la mente, la bocca , il cuore, affinché possa fare sempre il tuo compito esattamente». Sono espressioni degne di una direzione spirituale semplice ed evangelicamente essenziale!

Il 9 agosto 1950 mamma e papà rispondono ad una sua lettera, dove probabilmente chiede il consenso per poter fare la prima professione religiosa: «…puoi immaginarti che dal tanto nostro desiderio di avere un figlio religioso se non ti dessimo il nostro consenso, anzi ne ringraziamo molto il Signore di un sì gran dono». E nella stessa lettera aggiunge la mamma: «…il Signore ti benedica come ti benedice la tua mamma. Ti do pure il mio deliberato consenso, esserne fedele sempre a tutti i tre voti…». E ancora la mamma che scrive: «Figlio carissimo, se mi avessero fatto il dono di tutto il mondo non avrei provato ugual gioia come saperti così felice per essere vicino al giorno della tua professione religiosa…». E tre giorni dopo la professione religiosa, gli scrive ancora la mamma: «Caro figlio, beato te che il Signore ti ha chiamato! Abbiamo pregato e pregheremo affinché il Signore ti illumini. Per sempre fare ovunque come più piace al Signore. Vanne glorioso e orgoglioso di tal favore come ne andrà la tua mamma». Parole queste, di straordinaria profondità, forti, convinte, di alta spiritualità, di genitori santi! Ecco come era la famiglia del Sig. Giulio, ecco il contesto in cui è maturata la sua vocazione.

Dopo il periodo passato come militare, compreso il periodo bellico, Giulio accompagnato dal suo parroco don Taretto, decide di farsi salesiano. Sentite anche qui l’essenzialità e la chiarezza di questo suo parroco, direttore spirituale, che gli scrive quando è in aspirantato a Valdocco l’8 febbraio 1949: «Giulio sempre carissimo, ti penso sempre e per te prego. Fissa deciso la grande meta: la santità. E tu prega per me affinché possa fare un po’ di bene e mi possa salvare. I tuoi tutti bene. Ti benedico sempre».

Così Giulio passa l’anno ‘48 - ‘49 come aspirante a Valdocco. Poi entra in noviziato a Monte Oliveto il 15 agosto 1949. Professa come salesiano coadiutore il 16 agosto 1950. Rimane a Monte Oliveto a completare la sua formazione attraverso il lavoro e le prime responsabilità nella gestione della casa. Il 16 agosto 1953 fa la sua professione perpetua nella Congregazione salesiana. Rimane ancora a Monte Oliveto. Nel 1960 viene trasferito a Peveragno. Ma dopo pochi mesi viene nuovamente mandato a Monte Oliveto dove le sue competenze e la sua laboriosità sono assolutamente necessarie per il buon andamento della comunità. Anche in questo caso il Sig. Giulio ha conservato la lettera di obbedienza: un bigliettino semplice e incisivo che deve aver avuto in lui un effetto particolare, dal momento che lo conservava gelosamente nelle sue carte. Ecco il testo dell’allora Ispettore don Antonio Maniero: «Caro Giulio, torna…al tuo paesello, torna al tuo vecchio ostello di Pinerolo. Con ciò intendo farti un regalo, e fare un regalone al Noviziato. Auguri. Saluti cari. Don Maniero». È una obbedienza essenziale, ma carica di affetto. Commuove rileggerla oggi e poter dire che in verità il Sig. Giulio è stato un «regalone» per la nostra casa di Monte Oliveto! Rimane in questa comunità fino al 2008, anno in cui cominciano a manifestarsi in modo più acuto alcuni problemi di salute, in particolare la difficoltà nel camminare e nel gestire in modo autonomo la sua persona. Così, con la comprensibile fatica dei tagli e dei distacchi dagli affetti più cari, viene trasferito nella infermeria ispettoriale a Torino nella comunità «Andrea Beltrami». Qui è accolto da una comunità di confratelli e consorelle che lo fanno sentire a casa e avvolto da tutte le cure e le attenzioni necessarie per vivere bene gli ultimi anni della sua vita. Davvero straordinaria, concreta e amorevole la cura, l’attenzione e la dedizione che riceve in questa comunità!

La sua vita è praticamente ‘stabile’ a Monte Oliveto. Pur non avendo fatto, come i monaci benedettini il voto di stabilità, lui lo ha vissuto rimanendo a Monte Oliveto per ben 59 anni! Ci piace pertanto ricordare il nostro caro Giulio come l’uomo della stabilità. Stabilità non solo nel luogo, ma stabilità nel suo «dimorare in Dio».

Stabilità nel carattere: sempre sorridente e affabile, mai scontroso o alterato. Sempre cordiale, fine, delicato, attento, sensibile e premuroso. Uomo di pace e di comunione, o come lo ha definito un confratello nel suo ricordo: «uomo che donava serenità».

Stabilità nella pietà: sempre unito al suo Signore, fedele nell’incontro quotidiano con lui nell’Eucaristia, nella meditazione e nella prolungata preghiera personale. Sempre unito a Maria Ausiliatrice che pregava e invocava con assiduità.

Stabilità nella disciplina: preciso e ordinato in tutto quello che gli veniva richiesto, disciplinato nel lavoro e nella gestione dei tempi personali e comunitari.

Stabilità nelle sue occupazioni: ha sviluppato con verità le sue doti e le sue qualità. Non ha mai desiderato fare altro se non le cose per cui era portato e dotato. E le ha realizzate con equilibrio e gioia, contento e sicuro dell’apporto dato alla vita comunitaria.

Stabilità nella fedeltà: uomo del quotidiano, fedele, obbediente, laborioso, generoso, sacrificato. Era così la sua personalità! Semplice e profonda allo stesso tempo, un uomo che diffondeva pace e serenità, dolcezza e simpatia. Un uomo buono, fedele e generoso nel lavoro, svolto senza riserve, essenziale, povero…. Il giudizio per l’ammissione alla professione del 17 luglio 1950 lo descrive così: «Salute buona, ingegno delicato, carattere semplice, pacifico, pietà soda, dotato di buon senso pratico. Farà molto bene». E nel giudizio per la professione perpetua, il 21 aprile 1953, così lo descrive la comunità: «Salute: buona. Pietà: soda, regolare, costante, sempre puntuale alle pratiche di pietà. Disciplina religiosa: è esemplare in tutto, manifesta in essa la soda pietà. Carattere: calmo e sorridente Nelle sue occupazioni: puntuale, interessato, amorevole e costante». Viene quindi ammesso con questo giudizio il 10 giugno 1953: «Di pietà soda manifestata nella puntualità alla vita comune, costanza e amore al lavoro, sincerità e rispetto ai superiori, remissività e buon umore con i confratelli».

Ecco il Sig. Giulio! Ecco la sua eredità per noi oggi. Un uomo buono che ha saputo testimoniare in verità l’Amore di Dio. Infatti tutti gli riconoscevano e lo ricordavano per la sua bontà e la capacità di trasmettere tranquillità e dolcezza. Proprio come il lavoro che ha svolto per tutta la vita con le «api». Era solito ricordare che da queste creature di Dio dobbiamo imparare la laboriosità e la dolcezza. Così è stata la sua vita. Sono molte le testimonianze che gli riconoscono queste caratteristiche, anche perché il suo ‘famoso’ e stimato miele arrivava in ogni casa della Congregazione e…della Chiesa! Scrive dal Vaticano il cardinale Stickler: «Caro confratello, ho ricevuto i preziosi e gentili doni fraterni del miele e delle erbe salubri che si debbono alla tua solerte ed infaticabile sollecitudine, arte e passione che, in parte, era ed è anche mia. Ti ringrazio di cuore di questo caro ricordo. Come sai, apprezzo moltissimo il prezioso frutto di quelle meravigliose creature di Dio che sono le api le quali, oltre ad esserci tanto utili con il loro lavoro, sono anche una eloquente testimonianza del genio creatore di Dio. Ti ringrazio di questa tua rinnovata generosità….». Parole simili le riceve dal cardinale Tarcisio Bertone, suo compagno di noviziato! Dalla casa generalizia così scrive il Rettor Maggiore don Juan Vecchi: «Ringrazio di cuore, caro Giulio, per il ‘dolce’ pensiero. Mi sarà utile per la gola e per il cuore. Un cordiale saluto». Tanti confratelli, consorelle e persone gli scrivono per ringraziarlo della sua generosità, riconoscendo sempre «il suo buon cuore, sempre aperto al dono», «le sue dolci sorprese», «la viva bontà», «perché come è squisito il miele delle sue api - molto di più - è squisita la gentilezza e la delicatezza del suo animo». Molti novizi passati a Monte Oliveto gli scrivono con riconoscenza per il ruolo formativo portato avanti con la sua esemplarità. Un giovane confratello gli scrive da Ljubljana: «Non sono capace a scrivere poesie e neanche in un buon italiano, ma di cuore, ti voglio tanto bene!». Certamente il bene era ricambiato con la stima e la preghiera, infatti Giulio conservava in alcuni piccoli libretti, dove scriveva con una elegante calligrafia, tutti i nomi dei novizi passati a Monte Oliveto. Sono davvero tante le testimonianze e molte ci sono state offerte in questo periodo. Ne riportiamo due come esempio e dimostrazione dell’affetto e della riconoscenza per una vita salesiana vissuta in pienezza e verità. Scrive l’ispettore della Ispettoria Centrale, don Alberto Lorenzelli: «E anche il Sig. Giulio Ariano se n’è andato serenamente. Lo ricordo con tanto affetto e con particolare stima. Uomo di profonda pietà. Durante l’anno di Noviziato l’ho sempre trovato in Chiesa prima del nostro arrivo, al mattino presto, in devota preghiera. Anche, nel pomeriggio, prima dell’inizio dei lavori in campagna, entrava nella Cappella e si fermava in silenziosa preghiera. Spesso mentre lavoravamo attorno alle api, lo sentivo bisbigliare qualche giaculatoria a Maria Ausiliatrice Lavoratore instancabile, sapeva leggere nella vita della natura, nel rifiorire delle piante, nella cura della vigna, nella vita delle api, la bellezza della creazione opera delle mani di Dio. E spesso ci invitava mentre in mezzo ai filari a saper esprimere gratitudine a Dio per la bellezza e i frutti della natura. Ho vissuto con lui una grande intesa. Bastava un suo sguardo perchè io capissi che c’era l’ospite, e bisognava portare una bottiglia di vino buono a tavola, due barattoli di miele in omaggio, una cassetta di cachi o di Kiwi da portare a casa. Era di animo delicato, fine, accogliente. Un vero contadino dall’animo gentile e dal cuore grande. Ho sempre stimato il Signor Giulio per la sua serenità, mai una parola fuori le righe, per la sua autenticità di religioso e di vero figlio di Don Bosco. Ma devo riconoscere che sono stato sempre ricambiato da parte sua ogni qualvolta tornavo al Noviziato, o quando incontrava qualcuno non mancava mai di mandarmi i suoi saluti. Offro al Signore, con cuore grato, la mia preghiera in suffragio dell’anima bella del Signor Giulio, convinto che ora gode del Paradiso salesiano, accanto all’Ausiliatrice di cui era particolarmente devoto e di Don Bosco del quale era un fedelissimo figlio».

Il giovane confratello Emanuele Zof ricorda: «Ricordi di noviziato…Il lavoro con il sig. Giulio. La notizia della morte del sig. Giulio mi ha riportato con la mente all’anno di noviziato 2007-2008. Ricordi bellissimi, di fatti, episodi, persone incontrate, ma soprattutto di confratelli con i quali ho vissuto e che mi hanno aiutato a crescere con la testimonianza della loro vita. Uno di questi confratelli è stato proprio il sig. Giulio con il quale ho passato interi pomeriggi di lavoro in mezzo alle sue “apine”! Posso dire di aver avuto l’onore di essere stato l’ultimo degli apicoltori del noviziato, infatti proprio durante quell’anno il sig. Giulio fu costretto, per problemi di salute, a trasferirsi nella casa di riposo “Andrea Beltrami” di Torino, e con il suo trasferimento se ne andarono anche tutte le apine che non avevano più una persona esperta che le “accarezzasse”, come sovente diceva lui. Quando lo conobbi, il primo giorno di noviziato, mi fece subito un’impressione bellissima, mi colpì soprattutto la sua calma, la sua bonarietà, i suoi occhi luminosi, la sua presenza silenziosa e discreta, ma soprattutto, col tempo, mi colpì la sua forza d’animo nel partecipare a tutte le attività della comunità nonostante i suoi problemi di salute che non gli permettevano di camminare speditamente. Quando poi ebbi la fortuna di poter lavorare con lui, potei imparare tante cose che mi fecero comprendere la bellezza della natura e di quel favoloso mondo delle api che lui tanto amava. All’inizio, io e il mio confratello David, eravamo inesperti e prendevamo tante di quelle punture che ci chiedevamo come facesse il sig. Giulio ad avvicinarsi vicino ad esse senza alcuna protezione e senza sentire dolore quando veniva punto. Quando poi scoprimmo che anche a lui le punture delle api facevano un po’ di dolore diceva: “non preoccupatevi che mi stanno solo dando bacini! E poi fanno bene alla salute le punture delle api”. Io in realtà credevo che ogni piccola puntura, anche se piccolina, era un piccolo sacrificio offerto a Dio, anche se per lui il sacrifico più grande era quello di accettare con serenità la sua malattia, la sua impossibilità a poter fare gli stessi lavori di prima con quella carica che aveva in giovinezza. Durante quell’anno ebbi anche la fortuna di poter pulire ogni settimana la sua camera, una camera sobria, povera, ma piena di libri che leggeva e di lettere che riceveva ed inviava a vecchi novizi che ancora stavano in contatto con lui! Era una persona felice, cantava, fischiava, e soprattutto amava il miele, dolce, dorato; ed era anche generosissimo, spesse volte ci faceva preparare tanti di quei barattoli di miele da portare ai suoi conoscenti che non sapevamo in quali scatole metterli! Quando poi andavamo a trovarlo in casa di riposo, subito ci chiedeva delle sue apine, come stavano, se avevano fatto tanto miele, se erano nate nuove api regina, se avevamo fatto la cera. Era molto legato al mondo delle api e della natura in cui aveva vissuto per anni. Il sig. Giulio, quell’anno, è stato per me come un nonno che mi ha trasmesso con gioia la sua passione per il lavoro, la sua esperienza con le api, i suoi trucchi, ma soprattutto mi ha fatto comprendere che non bisogna mai lasciarsi vincere dalla pigrizia, ma essere quotidianamente pronti ai propri doveri di preghiera, lavoro e comunità».

DALLA LETTERA MORTUARIA La comunità salesiana di Monte Oliveto